Hope

2012-13. Ferro. Altezze variabili da 160 a 175 cm

Le sculture della serie Hope sono lunghe strutture in ferro, quasi delle steli, degli idoli, che sono tenute a terra da massi di pietra. Composta da 6 o più sculture la serie è caratterizzata da basi solide che mantengono l’opera eretta, permettendole la posizione verticale, slanciata verso l’altro, a cui si contrappone la scultura vera e propria, sottile elegante, quasi gracile, se non fosse per le proprietà fisiche del materiale scelto. Lo slancio verso l’alto, inteso in senso gotico di aspirazione al divino, si conclude in un gioco di forme che sembra tradurre nella terza dimensione ciò che sulla tela viene realizzato attraverso i fili. Nella parte superiore, quasi come fosse la testa di questi arcaici idoli, la struttura si complica, i segni e le forme in ferro si moltiplicano e si diramano, rimanendo però sempre connesse e collegate da dei fili di ferro sottilissimi che l’artista lega come una rete. Li pone perciò in contatto attraverso dei legami sottili. Marta ci parla delle connessioni che pur invisibili permettono a persone lontane di essere vicine. Ci racconta una lontananza fisica, culturale, sociale e religiosa, ma ci dice che distanza non è vuoto, bensì è annullata dai sottili fili che permettono la connessione tra gli individui e le società. La complessità di queste opere è data non solo dal dialogo tra le varie parti che le compongono, ma anche dalle relazioni tra una scultura e l’altra, una moltiplicazione di connessioni che dà vita ad un esercito di idoli, trasmettendo quell’atmosfera metafisica che ricorda Le Muse inquietanti di De Chirico.
(dal testo critico di Chiara Seghezzi)