Confini d’Identità

2014. ferro, garza, filo cucito a mano, legno, ferro.
dimensione dell’installazione in ferro variabile. Garze cm30x30x5 l’una

L’opera intende proporre una riflessione sul tema dei “confini”, intesi quale limite geografico ma anche e soprattutto come confini personali e mentali; limiti indefiniti e potenzialmente infiniti: i confini dell’emigrazione. L’identità è profondamente legata al luogo e alle esperienze vissute in relazione ad esso.
L’opera è formata da 10 parti in ferro (numero variabile) componibili fra loro come un puzzle dalle molteplici soluzioni e da 9 (numero variabile) “scatole” di legno e garza ricamata.
L’opera si azzera e si ricompone di volta in volta, assecondando il contesto in cui si inserisce, esattamente come fa l’uomo del nostro tempo, pronto ad annullare la propria lingua, i propri costumi, le proprie abitudini per entrare in una dimensione nuova, una nuova patria, e scoprire così la molteplicità del proprio essere.
Ne emerge un ‘io’ ricco di sfaccettature e di contrasti. Contrasti di luce e di materia: il ferro, con la sua storia millenaria, racconta di legami sempre nuovi, di forme mutevoli, di ombre nette, del tempo dell’azione e dell’ambientazione; la garza, materiale tra i più elementari nella gamma delle stoffe, è insieme la ferita e la cura, l’atto meditato: l’azione lenta del cucire (ogni garza è ricamata a mano su entrambe le facce con i disegni dei particolari della struttura in ferro) e i confini netti delle scatole richiamano il tempo della riflessione e della presa di coscienza.
Disegni tridimensionali, graffiti-graffi che seguono e raccontano le tracce dell’uomo e delle sue molteplici identità.